La Spezia occupa un posto significativo nella storia del Futurismo italiano. Tra gli anni Venti e Trenta, il suo golfo divenne uno scenario privilegiato per artisti interessati a velocità, tecnologia, aviazione e nuove prospettive sul paesaggio. In questo contesto si inserisce il rapporto tra Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del movimento, e la città ligure.
Negli anni Trenta Marinetti trovò nel Golfo della Spezia un ambiente particolarmente adatto allo sviluppo dell’Aeropittura, insieme alla moglie Benedetta Cappa e ad artisti come Enrico Prampolini, Fillia, Gerardo Dottori, Tato e Caselli. La corrente cercava di rappresentare il mondo visto dall’alto, traducendo sulla tela l’esperienza del volo, il dinamismo degli aeroplani e la tensione verso nuovi orizzonti. Il porto, l’industria, il mare e le montagne offrivano un paesaggio in cui natura e modernità apparivano strettamente legate.
Il volo e la modernità
Il legame tra la città e l’aviazione aveva basi concrete. Nell’area dell’Arsenale, nel 1912, Alessandro Guidoni realizzò e pilotò un idrovolante, mentre il golfo ospitava strutture e attività legate alla sperimentazione aeronautica. Negli anni Venti e Trenta, aeroporti e idroscali alimentarono l’immaginario del volo, insieme alle imprese di Italo Balbo, protagonista delle crociere collettive di idrovolanti verso il Brasile, nel 1930-1931, e il Nord America, nel 1933. Per il Futurismo, macchine, velocità e superamento dei limiti rappresentavano infatti alcune delle espressioni più immediate dell’idea di futuro.
Nel 1932 la Casa d’Arte ospitò la Mostra di Aeropittura e Arte Sacra Futurista, con oltre cento opere dei principali esponenti del movimento. Nello stesso periodo nacque il Premio del Golfo, ideato da Marinetti per celebrare il territorio attraverso l’arte. La prima edizione, al Teatro Civico, fu segnata da discussioni, proteste e da una rissa che portò all’interruzione dello spettacolo. Dopo la Seconda guerra mondiale il concorso riprese come Premio di Pittura del Golfo della Spezia e il primo riconoscimento fu assegnato a Gerardo Dottori per il trittico Il Golfo Armato, in parte perduto durante il conflitto.
Le tracce nel patrimonio cittadino
Il rapporto tra Marinetti e la città è ancora visibile nel Palazzo delle Poste, progettato da Angiolo Mazzoni. Qui si trovano i mosaici realizzati da Fillia ed Enrico Prampolini, considerati tra gli esempi più importanti di arte monumentale futurista conservati in Italia. Le opere richiamano il mare, il lavoro, le comunicazioni e il progresso attraverso immagini caratterizzate da energia e movimento.
Marinetti fu inoltre ritratto da Prampolini come Poeta del Golfo, mentre Dottori, Tato e Caselli dedicarono dipinti al paesaggio spezzino. Nel 1935 il poeta pubblicò l’Aeropoema del Golfo della Spezia, trasformando il territorio in materia letteraria. La sua figura resta tuttavia complessa: all’innovazione artistica si affianca l’adesione al fascismo, un aspetto ancora oggetto di studio e discussione.
Il richiamo ai droni, oggi capaci di offrire nuove visuali sul mare e sulla costa, suggerisce una possibile continuità tra la ricerca degli aeropittori e i linguaggi audiovisivi contemporanei. Al di là delle interpretazioni, il legame con Marinetti ha lasciato alla Spezia un patrimonio culturale che documenta una stagione centrale dell’arte moderna italiana e il ruolo assunto dal golfo nell’immaginario della modernità.