Il 25 ottobre 2011 l’acqua travolse la provincia della Spezia, la Val di Vara, le Cinque Terre e parte della Lunigiana. In circa sei ore caddero 542 millimetri di pioggia, trasformando torrenti e corsi d’acqua in fiumi di fango e detriti. Il Vara e il Magra superarono gli argini in diversi centri, tra cui Borghetto Vara, Brugnato, Ameglia, Pontremoli, Villafranca e Aulla.
Monterosso e Vernazza furono investite da una massa di acqua, pietre e materiali che sconvolse strade, abitazioni e attività. Il ponte della Colombiera, sul Magra, crollò e il 43 per cento delle strade provinciali risultò impraticabile. L’emergenza costrinse 1.283 persone ad abbandonare le proprie case, mentre intere comunità rimasero isolate e prive dei collegamenti ordinari.
Le tredici vittime
Il bilancio fu di 13 morti. A Borghetto Vara persero la vita Alemanno Fabiani, 82 anni, e la figlia Paola, 52, insieme ai coniugi Pietrina Sambuchi e Dante Cozzani, entrambi ultraottantenni. Morirono anche Rita Cozzani, insegnante spezzina di 63 anni, Nicolae Cornelio Hutuleac, 35 anni, e Marian Stefan Turcu, 31.
A Vernazza furono ritrovati senza vita Sauro Picconcelli, Pino Giannino e Giuseppina Carro, 88 anni. I corpi di questi ultimi due vennero individuati settimane dopo al largo di Saint-Tropez, trascinati in mare dalla piena. A Monterosso morì Sandro Usai, volontario di protezione civile, travolto mentre cercava di aiutare altre persone. In Lunigiana persero la vita Enrica Pavoletti e Claudio Pozzi.
La risposta dei soccorritori
In quei giorni il territorio si trovò ad affrontare un evento per il quale, come ricordò Marino Fiasella, allora presidente della Provincia della Spezia, non esistevano protocolli consolidati né una rete istituzionale adeguata alla portata dell’emergenza. Il fenomeno, definito all’epoca una bomba d’acqua devastante, mise in evidenza la fragilità di un’area esposta al dissesto idrogeologico.
Accanto alla popolazione intervennero vigili del fuoco, carabinieri, polizia, forze armate, Guardia di finanza, Croce Rossa e strutture di protezione civile. Nella sola provincia della Spezia, al 31 ottobre, erano operative oltre mille persone. Tra il 25 ottobre e l’8 novembre prestarono soccorso circa 1.300 volontari arrivati da Lombardia, Piemonte, Liguria, Provincia autonoma di Trento e organizzazioni nazionali.
L’alluvione lasciò segni ancora visibili soprattutto in Val di Vara e cambiò il rapporto della popolazione con il rischio meteorologico. Da allora le allerte, i temporali intensi e l’innalzamento dei fiumi sono diventati parte della memoria collettiva di un territorio che ogni autunno torna a confrontarsi con la vulnerabilità del suolo. Le tracce della distruzione restano anche come monito sulla necessità di rispettare gli equilibri naturali e gli spazi dei corsi d’acqua.