Massimo D’Alema interviene sul quadro politico italiano e definisce una trappola la richiesta rivolta all’area progressista di indicare in anticipo il candidato alla guida del governo. L’ex presidente del Consiglio ha espresso la sua posizione durante un’intervista con Corrado Augias, nel programma La torre di Babele trasmesso da La7.
Il confronto sulla leadership
Secondo D’Alema, Giorgia Meloni avrebbe spinto il centrosinistra a concentrarsi sulla scelta della leadership, invece di lavorare prima alla costruzione di un progetto politico condiviso. L’obiettivo, a suo giudizio, dovrebbe essere quello di unire la maggioranza degli italiani che ha votato contro il referendum e che non sarebbe favorevole all’attuale esecutivo.
L’ex premier sostiene che nel campo progressista il dibattito sia invece dominato dall’individuazione del leader e dall’ipotesi delle primarie. Una dinamica che, a suo avviso, rischia di accentuare le divisioni interne e di trasformare la preparazione della campagna elettorale in un confronto tra componenti dello stesso schieramento.
D’Alema respinge anche l’idea che la soluzione possa essere affidata a un federatore: per ricomporre l’area, afferma, servirebbe soprattutto un programma. Nel suo ragionamento contesta inoltre la richiesta della destra di indicare agli elettori chi sarà il presidente del Consiglio, ricordando che nelle precedenti elezioni il centrodestra si era presentato con indicazioni diverse sui simboli elettorali, tra riferimenti a Salvini, Berlusconi e Meloni.
Il ruolo delle regole elettorali
Per l’ex presidente del Consiglio, il tentativo di rendere la figura del capo del governo il principale elemento di forza della competizione elettorale punta a trasformare le elezioni dei partiti in una scelta personale. D’Alema considera negativo modificare le regole del gioco in base alle convenienze del momento e parla di un segnale preoccupante per la cultura democratica, richiamando anche il funzionamento della Prima Repubblica.
Nel passaggio finale dell’intervento, D’Alema descrive l’attuale fase come un periodo delicato, segnato dall’azione di un’internazionale reazionaria dotata di risorse economiche e capace, secondo la sua valutazione, di esercitare influenza sulle tecnologie e di diffondere false notizie e campagne sul web. Di fronte a questa situazione, il campo democratico apparirebbe impreparato. L’ex presidente del Consiglio ha infine ricordato con nostalgia il ruolo del Partito comunista, che a suo giudizio univa idealità e una struttura organizzata per affrontare questo tipo di sfide.