Sanità pubblica

Morbillo, perché è così contagioso e come proteggersi

Dai sintomi alle complicanze: i dati italiani mostrano coperture insufficienti per fermare la trasmissione.

Morbillo, perché è così contagioso e come proteggersi

Il morbillo resta una delle infezioni più contagiose al mondo. Il virus può rimanere nell’aria e sulle superfici di una stanza fino a due ore dopo il passaggio di una persona infetta e può essere trasmesso già nei quattro giorni precedenti la comparsa dell’esantema. Il numero di riproduzione di base, utilizzato dagli epidemiologi per misurare la capacità di diffusione di una malattia, è stimato tra 12 e 18: in assenza di immunità, una persona infetta può quindi contagiarne molte altre.

La circolazione del virus interessa ancora l’Europa e l’Italia. Secondo l’ultimo rapporto del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, relativo ai dodici mesi fino al 30 settembre 2026, nei Paesi dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo sono stati notificati 2.325 casi. All’Italia ne sono stati attribuiti 651, pari al 28% del totale considerato, il dato più alto tra i Paesi monitorati nel periodo. La maggior parte delle infezioni ha riguardato persone non vaccinate o immunizzate con una sola dose.

Trasmissione e sintomi

Il contagio avviene attraverso le secrezioni nasali e faringee e le goccioline respiratorie emesse con tosse e starnuti. Il 90% delle persone suscettibili esposte a un malato può contrarre l’infezione. Dopo un’incubazione compresa tra 7 e 18 giorni, in genere compaiono febbre crescente, tosse, rinite, congiuntivite, malessere e, in alcuni casi, fastidio alla luce, mal di gola, cefalea e dolore addominale.

Dopo due-quattro giorni si manifesta l’esantema, con puntini rossi che compaiono inizialmente sul volto e sul collo e si estendono poi al resto del corpo. L’eruzione cutanea dura generalmente da tre a sette giorni. Nel 60-70% dei casi, un giorno prima dell’esantema, possono comparire nella bocca le macchie di Koplik, piccole lesioni biancastre. La contagiosità prosegue fino a quattro giorni dopo la comparsa dell’eruzione.

Complicanze e prevenzione

Nella maggior parte dei casi la guarigione avviene in due o tre settimane, ma la malattia può provocare complicanze anche gravi, soprattutto nei bambini sotto i cinque anni, nelle donne in gravidanza e nelle persone immunodepresse. Tra le conseguenze più rilevanti figurano la polmonite, l’encefalite acuta, l’otite, la disidratazione e le convulsioni febbrili. L’encefalite può lasciare esiti neurologici permanenti e, in casi rari, l’infezione può determinare a distanza di anni la panencefalite subacuta sclerosante.

Non esiste un trattamento antivirale specifico: le cure sono generalmente di supporto e comprendono liquidi e farmaci per attenuare febbre e dolore. Il principale strumento di prevenzione resta la vaccinazione, disponibile anche nella formulazione combinata contro morbillo, parotite e rosolia, con o senza componente antivaricella. In Italia sono previste due dosi, la prima a 12 mesi e la seconda a cinque anni. La profilassi post-esposizione può risultare efficace se somministrata entro 72 ore.

Le coperture vaccinali italiane del 2024 risultano pari al 94,77% per la prima dose e all’84,45% per la seconda. Nessuna Regione o Provincia autonoma ha raggiunto il 95% raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità per interrompere la trasmissione e garantire un adeguato livello di immunità nella popolazione. Il calo delle coperture lascia quindi spazi alla ripresa del virus, nonostante la disponibilità di un vaccino utilizzato da decenni.